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Associazione Silvia Procopio

Frequenza e ritmo cardiaci e vantaggio dei beta-bloccanti nei pazienti con insufficienza cardiaca


La relazione tra mortalità e frequenza cardiaca rimane non ben definita per i pazienti con insufficienza cardiaca con frazione di eiezione ridotta con ritmo sinusale o fibrillazione atriale.

È stata esaminata l'importanza prognostica della frequenza cardiaca nei pazienti con insufficienza cardiaca con frazione di eiezione ridotta in studi randomizzati controllati che hanno confrontato beta-bloccanti e placebo.

Il Beta-Blockers in Heart Failure Collaborative Group ha eseguito una meta-analisi dei dati individuali di pazienti da 11 studi controllati randomizzati in doppio cieco.

L'esito primario era la mortalità per tutte le cause.

Una frequenza cardiaca superiore al basale è stata associata a una maggiore mortalità per tutte le cause nei pazienti con ritmo sinusale ( n=14.166, HR aggiustato: 1.11 per 10 battiti/minuto; P minore di 0.0001 ) ma non nella fibrillazione atriale ( n=3.034; HR: 1.03 per 10 battiti/minuto; P=0.38 ).

I beta-bloccanti hanno ridotto la frequenza ventricolare di 12 battiti/minuto sia nel ritmo sinusale che nella fibrillazione atriale.
La mortalità è stata inferiore per i pazienti in ritmo sinusale randomizzati ai beta-bloccanti ( HR: 0.73 vs placebo; P minore di 0.001 ), indipendentemente dalla frequenza cardiaca di base ( P per interazione=0.35 ).

I beta-bloccanti non hanno avuto effetti sulla mortalità nei pazienti con fibrillazione atriale ( HR: 0.96, P=0.58 ) a qualsiasi frequenza cardiaca ( P per interazione=0.48 ).

Una frequenza cardiaca a riposo più bassa, indipendentemente dal trattamento, è stata associata a una prognosi migliore solo nei pazienti in ritmo sinusale ( HR: 1.16 per aumento di 10 battiti/minuto; P minore di 0.0001 ).

In conclusione, a prescindere dalla frequenza cardiaca pre-trattamento, i beta-bloccanti riducono la mortalità nei pazienti con insufficienza cardiaca con ridotta frazione di eiezione in ritmo sinusale.
Il raggiungimento di una frequenza cardiaca più bassa è associato a una prognosi migliore, ma solo per i soggetti in ritmo sinusale. ( Xagena2017 )

Vaseghi M et al, J Am Coll Cardiol 2017; 69: 2885-2896

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