Prevenzione e  Terapia dello Scompenso Cardiaco
52 convegno cardiologia milano
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Associazione Silvia Procopio

Associazione tra pressione arteriosa sistolica e mortalità nei pazienti con insufficienza cardiaca e con frazione di eiezione ridotta


Nei pazienti ambulatoriali con insufficienza cardiaca con frazione di eiezione ridotta, un’alta pressione sanguigna sistolica è associata a migliori risultati.
Tuttavia, non è noto se vi sia un limite massimo oltre il quale un’alta pressione sanguigna sistolica abbia un effetto dannoso.

L’obiettivo di uno studio è stato quello di valutare la linearità di associazione tra la pressione sistolica e la mortalità.

È stato usato il database del programma External Peer Review ( EPRP ) e dello studio Digitalis Investigation Group ( DIG ) dei pazienti con insufficienza cardiaca con frazione di eiezione ridotta.

Nei pazienti con lieve-moderata disfunzione sistolica ventricolare sinistra ( 30% inferiore o uguale a FEVS minore di 50% ), la pressione sanguigna sistolica ha avuto un legame non-lineare con la mortalità in entrambi i database degli studi EPRP ( n=3.693 ) e DIG ( n=3.263 ).
In questi pazienti, la pressione sanguigna sistolica aveva una significativa associazione a forma di U con la mortalità in EPRP e una tendenza verso un rapporto a forma di U in DIG.

Nei pazienti con grave disfunzione ventricolare sinistra ( FEVS minore di 30% ), la pressione sanguigna sistolica ha avuto un’associazione lineare con la mortalità sia in EPRP ( n=2.906 ) che in DIG ( n=3.537 ), con una minore pressione sanguigna sistolica associata ad un aumento della mortalità.

La pressione arteriosa sistolica ha una complessa associazione non-lineare con la mortalità nei pazienti con insufficienza cardiaca; mentre ha una associazione a forma di U nei pazienti con lieve-moderata disfunzione ventricolare sinistra, ha un’associazione lineare con la mortalità nei pazienti con grave disfunzione ventricolare sinistra.

Il riconoscimento di questo modello di associazione del profilo di pressione sanguigna può aiutare i medici a fornire una migliore assistenza ai propri pazienti e contribuire a migliorare i modelli di previsione esistenti. ( Xagena2011 )

Ather S et al, Am Heart J 2011; 161: 567-573


Cardio2011



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